La Mucca Ercolina informa: come si è arrivati alla chiusura di Latte Italiano S.r.l.
La Mucca Ercolina informa i sostenitori della sicurezza alimentare e i consumatori dei prodotti a marchio “Vero Italiano” prodotti e distribuiti dalla società Latte Italiano S.r.l. che tali prodotti cesseranno (sperando non per sempre) la commercializzazione.
La società Latte Italiano S.r.l. è nata dalla volontà degli allevatori dei comitati spontanei (CO.S.P.A.), costituiti per la difesa al diritto di produrre latte Italiano impegnandosi in manifestazioni e innumerevoli azioni legali sulle quote latte e contro altre “malattie politiche”, come la B.S.E. e la Blue Tongue, messe in atto per distruggere il patrimonio zootecnico Italiano, composto da altre “mucche Ercoline” come me. I miei allevatori (rimasti in pochi a dir la verità, in rapporto ai tanti che erano scesi in battaglia nel 1996), che mi hanno creato e adottato come mascotte, sono coloro che hai trovato nella rintracciabilità dei prodotti a marchio “Vero Italiano”. Il Pubblico Ministero della Procura della Repubblica di Verona, Marco Zenatelli, contemporaneamente ad alcuni soci di Latte Italiano s.r.l. che sono: Concato Enrico, Martini Alessio (componenti del C.d.A. Di Latte Italiano s.r.l.), Carlo Merlin, Castelletti Tiziano, Bonomi Mauro, Dalla Bà Emilio, Mori Rino, Stefano Guerzoni, Fabio Malaspina, Masini Fernando, Vezzani Filippo, Casonati Sandro, Gianluigi De Guidi, traditori dei principi ispiratori della società stessa, soci con i quali si erano fondati i comitati spontanei , soci che hanno tradito gli impegni presi con la società, contro gli altri soci rimasti fedeli alla stessa, ha richiesto e ottenuto il fallimento della società Latte Italiano s.r.l. dal tribunale civile di Verona, nonostante il fatto che parte dei soci (anche parte di quelli richiedenti il fallimento) avessero per iscritto, prima davanti al tribunale civile di Verona, poi dopo tre giorni sempre per iscritto, ripianato le perdite dovute agli investimenti programmati, e le stessero andando a depositare in tribunale. Pertanto con questo atto, tu consumatore che hai creduto nei prodotti a marchio “Vero Italiano” e hai creduto nella garanzia che io, Mucca Ercolina, potevo darti, non troverai più i prodotti (speriamo non per sempre) a marchio “Vero Italiano” nei supermercati, nelle catene G.D. e G.D.O. nazionali, in altri innumerevoli negozi forniti da grossisti clienti di Latte Italiano (per un totale di circa 3200 punti vendita sul territorio Nazionale), con cui la società aveva iniziato la commercializzazione. I miei allevatori, credimi, hanno fatto di tutto per poterti continuamente fornire i prodotti a marchio “Vero Italiano”, mantenendo tutti i plus che si erano prefissati, ovvero formaggi prodotti con latte proveniente da alimentazione degli animali senza OGM e senza sottoprodotti, da “mucche Ercoline” nate e allevate in Italia, e rintracciabilità, per conoscere la provenienza e la storia dell'azienda che l'ha prodotto. Ma le circostanze purtroppo sono state avverse. Una concezione di industria casearia come quella dei miei allevatori si scontra con almeno altre 1000 concezioni di industrie casearie diametralmente opposte a quella descritta. Tutti i prodotti che si trovano sul mercato sono dichiarati fatti con “Buon Latte Italiano”, ma non si sa quanto questo sia possibile: Quante “mucche Ercolina” sono necessarie per produrre tutto il latte fresco italiano che si consuma in Italia? Oltre a questo quantitativo, quante “mucche Ercolina” sono necessarie per produrre tutto il latte impiegato nelle D.O.P. (per esempio Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Montasio, Asiago, Taleggio, Toma, ecc.), che sono in totale 31 in Italia su un totale di 62 a livello Europeo e che per disciplinare devono essere prodotti con latte proveniente dalla zona di lavorazione, e quindi con latte Italiano? Quante “mucche Ercolina” sono necessarie per produrre tutti gli altri prodotti caseari presenti sul mercato, come mozzarelle, yogurt, latte UHT, tipi di latte speciali e certi dichiarati Italiani? Credimi, per produrre tutto questo buon latte italiano non c'è la capacità, in termini di mucche da latte, in Italia. I miei allevatori, pochi sostenitori di questa tesi, devono pertanto essere eliminati. Per esempio, per produrre tutto il latte dichiarato Italiano, in base alle quote latte assegnate dalla comunità europea all'Italia, ovvero circa 107 milioni di quintali annui, servirebbero 2.300.000 di “mucche Ercolina”, in buona salute e con dei bravi allevatori come quelli che mi hanno sostenuto e mi sostengono tuttora. Se l'Italia dovesse produrre tutto il latte per tutto il suo consumo per latte e i formaggi, servirebbero circa 4.300.000 “mucche Ercolina”. Purtroppo siamo solo circa in 1.200.000 “mucche Ercoline” (dato statistico perché nessuno ci ha mai effettivamente contato, e potremmo essere anche di meno), e non riusciamo a produrre tutto il latte che viene dichiarato “Italiano”. I miei allevatori sostengono e dimostrano che una parte del latte dichiarato Italiano è quindi solamente nominalmente Italiano e scritto su quote di carta che lo italianizzano. Ti chiederai: chi ha interesse a mantenere un sistema del genere?
Certamente i miei allevatori, con le loro “mucche Ercolina”, nel progetto “Latte Italiano” con i prodotti a marchio “Vero Italiano” hanno inteso e intendono garantire la sicurezza alimentare. A conferma di quanto su esposto e della loro determinazione, gli allevatori coerenti della Latte Italiano S.r.l., collegati all'associazione CO.S.P.A. Italia, forniscono documentazione che contribuisca a capire il ruolo dei miei allevatori, e delle loro denunce, sempre archiviate o rimaste nei fondi dei cassetti di qualche ufficio statale.
La storia di Latte italiano s.r.l. Chi ha conosciuto Latte Italiano S.r.l. saprà già quali erano i suoi obiettivi e i prodotti a marchio "Vero Italiano". La cosa interessante sarà conoscere cosa succedeva all'interno della società mentre si mandavano avanti progetti e sviluppi. ATTIVITÀ E INVESTIMENTI INDUSTRIALI, COMMERCIALI E DI MARKETING DELLA SOCIETÀ DA GIUGNO 2004 A GIUGNO 2008 ANNO 2004 Commercializzazione: per esplorare gli spazi di mercato, Latte Italiano inizia a produrre in conto lavoro, in sedi produttive selezionate con cura, ma non di proprietà della società, i seguenti prodotti: Grana Padano in forma e porzionato, Panna UHT da 200 ml e 500 ml, Latte UHT Intero e Parzialmente Scremato. Comunicazione: la nascita dei prodotti prevede lo studio di strumenti di comunicazione mirata (per esempio brochure di presentazione dell'azienda, studio “comunicativo” del packaging dei prodotti, schede prodotto con foto per buyer e consumatori, ecc.). Inoltre il tutto è accompagnato da conferenze stampa rivolte ai giornalisti e ai buyer, che mettono in evidenza la particolarità dei prodotti della Latte Italiano per capire la potenzialità del progetto e trovare adeguati canali di vendita, e a tale scopo si è partecipato a fiere in Italia e all'estero, quali Agrifood e Sial. Investimento nell’informatizzazione: per consentire la rintracciabilità del prodotto fino al volto dell'allevatore. ANNO 2005 - Sviluppo dell'attività commerciale con l'entrata nella Grande Distribuzione Organizzata. - Nascono nuovi prodotti, sempre prodotti in conto terzi:
- Iniziano progetti strategici per l'avvicinamento del mondo della scuola e dei ragazzi, all'educazione alimentare attraverso la mascotte Mucca Ercolina; - Dalla partecipazione del Cheese di Torino inizia una collaborazione con Slow Food che porterà a originali attività con le scuole - Continua lo sviluppo dell'infrastruttura aziendale con l'acquisto della sede di Legnago a Verona (ex stabilimento adibito alla produzione di maionese e salse derivate), con l'intento di farla diventare sede produttiva e operativa. ANNO 2006 - Acquisto del caseificio “Latteria San Rocco” a Casaloldo (MN) in zona D.O.P. del Grana Padano, con l'obiettivo di cessare il conto lavorazione per la produzione del Grana Padano in caseifici terzi. - Nasce “Il Re – Sua Maestà di Mantova”, formaggio a pasta dura, prodotto a Casaloldo (MN) e realizzato con il latte degli allevatori di Latte Italiano S.r.l., con fasciera personalizzata. Questo ha comportato l' indipendenza dagli oneri contributivi del Consorzio di Tutela del Formaggio Grana Padano. - Nella sede di Legnago (VR) iniziano i lavori di riconversione dello stabilimento per la produzione dei formaggi freschi: l'obiettivo è di avere il controllo totale di tutto il processo produttivo e di realizzare un nostro metodo per prodotti genuini, innovativi per le proprietà benefiche e salutistiche, con l'introduzione dei fermenti probiotici, e naturalmente gustosi: un progetto ambizioso rivolto ai consumatori più esigenti. - Progettazione e sviluppo dei prodotti della nuova linea freschi:
ANNO 2007 - Inaugurazione dello stabilimento di Legnago (VR), che permette agli allevatori di Latte Italiano di produrre in proprio la linea yogurt e i formaggi freschi. Nascono Yogurt e Robiola. - Conclusione dell'investimento nei macchinari e linee produttive, sia a Casaloldo (MN) che a Legnago (VR). - Nasce il Latte per Cappuccino dedicato sia al canale Ho.re.ca. che alla Grande Distribuzione. - Organizzazione della forza vendita per coprire l'intero territorio nazionale. - Conferenza stampa per la presentazione di Yogurt e Robiola, ai giornalisti di settore e non - Ideazione del “Progetto Mucca Ercolina Educational”: un lavoro per una comunicazione originale, attrattiva e formativa sul mondo dell'agricoltura e degli allevatori, che sappia arrivare ai bambini, agli insegnanti e genitori, e ai buyer della Grande Distribuzione Organizzata per interessanti promozioni nei punti vendita. - Continuano la ricerca e lo sviluppo per migliorare il packaging in uso e per lanciare i nuovi prodotti: tra gli altri il progetto di realizzare un particolare vasetto yogurt provvisto di cucchiaino e una nuova versione della vaschetta della robiola anch'essa fornita di cucchiaino incorporato. - Partecipazione a Fiere Internazionali e Italiane quali:
ANNO 2008 COMMERCIALIZZAZIONE: ampliamento della rete commerciale nazionale e inserimento in grandi catene distributive Italiane . Crescente presenza nel canale Ho.re.ca. con le referenze del latte. EVENTI: partecipazione ad “Alimentaria 2008” (Barcellona – Spagna), seconda fiera più importante a livello internazionale nel settore food and beverage. SPONSORIZZAZIONI: proseguono le attività di sponsorizzazione di progetti locali meritevoli di attenzione, quali attività di educazione stradale per le scuole primarie e manifestazioni sportive locali. NUOVI PRODOTTI: inizia la produzione interna della Caciottella con una ricetta completamente nuova e in formati sempre più adatti al consumatore di oggi: da 300 g e 800g. Introduzione nello spaccio e nella vendita al dettaglio della mozzarella Golosella. Introduzione sul mercato del nuovo gusto di yogurt frutti rossi. EDUCAZIONE ALIMENTARE: sponsorizzazione del progetto di educazione alimentare “Una salute con gusto” promosso dall' Università di Padova. Organizzazione di visite guidate per le scuole primarie locali presso gli stabilimenti di Verona e Mantova e presso gli allevamenti di alcuni soci di Latte Italiano S.r.l.. L'obiettivo era stimolare la curiosità dei bambini sui metodi di produzione di prodotti lattiero caseari ed educarli alla scelta di un'alimentazione sana e genuina. COME SI E' ARRIVATI ALLA CHIUSURA… Ci sono cose che al consumatore finale, o ai nostri clienti, non appaiono, oppure vengono spesso additate come “inefficienze organizzative e strutturali”, di cui sono ritenuti responsabili i dirigenti e i dipendenti della ditta stessa e da cui ci si deve difendere in qualche maniera. Mentre si realizzava tutto quanto detto sopra, esiste una storia parallela nota a pochi, se non all'interno di Latte Italiano S.r.l.. Latte Italiano S.r.l. venne fondata da circa 60 soci (allevatori e non) nell'anno 2001 con il nome Milk International S.r.l.. L'attività della società costituiva nell'acquisto del latte dei soci e trasformazione in conto lavoro presso caseifici terzi del latte in formaggio Grana Padano, che poi veniva immagazzinato e venduto al momento opportuno. La società assunse poi qualche anno dopo la denominazione Latte Italiano S.r.l., per dare un tono di identità Nazionale all'azienda e al suo progetto. Il 28 maggio 2004, in vista dell'ampliamento della gamma di prodotti e l'inizio della commercializzazione del Grana Padano prodotto con il latte di Latte Italiano S.r.l., venne presentato il marchio “Vero Italiano” per dare un’identificazione dell'appartenenza dei prodotti commercializzati a un progetto ben specifico, che è quello identificato dai plus che hanno sempre voluto contraddistinguere i prodotti a marchio “Vero Italiano” e la società. A gennaio 2005il Consiglio di Amministrazione di Latte Italiano S.r.l. deliberò positivamente per l'acquisto delle quote di una società, che chiameremo X, della quale erano soci una società fiduciaria di un industriale caseario decaduto in cerca di nuova gloria e una società fiduciaria di una ditta fallita, proprietaria dello stabilimento di Legnago (VR). Tale società X richiedeva la partecipazione di Latte Italiano S.r.l. per il 33,33% del capitale. Latte Italiano S.r.l. avrebbe quindi acquistato lo stabilimento di Legnago (VR), assorbendosi i leasing esistenti per i macchinari interni (il vecchio stabilimento era adibito alla produzione di maionese) e con altri 500.000-600.000 euro (a dire dell'industriale caseario) si sarebbe potuto riconvertire il tutto a produzione di formaggi freschi. Fatto ciò Latte Italiano avrebbe dovuto concedere in affitto lo stabilimento alla società X, che avrebbe svolto conto lavorazione per Latte Italiano S.r.l. (con il latte fornito dai soci di Latte Italiano) e ad altre aziende terze. I canoni di affitto che sarebbero andati a Latte Italiano S.r.l. sarebbero stati corrisposti da X attraverso gli introiti che tale società avrebbe guadagnato effettuando il conto lavorazione. Questo accordo però non andò a buon fine, in quanto l'amministrazione di questa società X era stata intestata a un pool di commercialisti (di cui uno era consulente di Latte Italiano S.r.l., e uno membro del collegio sindacale della società fallita proprietaria dello stabilimento) e fiduciari vari con rapporti in vari istituti bancari e altre associazioni finanziare. Latte Italiano S.r.l. avrebbe infatti dovuto acquistare il latte, acquistare e pagare uno stabilimento (facendo un mutuo con Unicredit Banca e salvando la ditta proprietaria dello stabilimento dal fallimento), concedere in affitto lo stabilimento per sette anni alla società X e spendere tutti i soldi per mettere a regime lo stabilimento di Legnago (VR). Latte Italiano avrebbe quindi dovuto accollarsi tutti i rischi finanziari senza avere potere decisionale alcuno. Non fidandosi di questa impostazione, nonostante vi fosse stato un Consiglio di Amministrazione che inizialmente aveva deliberato tali attività, lo stesso Consiglio di Amministrazione deliberò l'acquisto diretto dello stabilimento e la lavorazione all'interno dello stesso. Era stato mantenuto il rapporto con l'industriale in cerca di nuova gloria (quale direttore industriale), che sembrava essere una garanzia di competenza e conoscenze nell'ambiente del lattiero caseario, necessarie per l'acquisto e la riconversione dell'impianto di maionese, e che aveva garantito la presenza sul mercato dei nuovi prodotti realizzati a Legnago (VR), già per la fine del 2005. Il 21 luglio 2005 si realizzò la compravendita da parte di Latte Italiano S.r.l. di tutto lo stabilimento, la società X non aveva più alcun motivo di esistere e il pool amministrativo (di commercialisti e membri di collegi sindacali vari) poteva considerarsi alquanto insoddisfatto di questa cosa. E da lì questo pool di persone iraconde ha iniziato ad agire nel sottofondo per tentare di arrecare danno società. Il metodo più semplice era creare difficoltà economiche e far leva così sui soci in tensione e su altre istituzioni con cui i commercialisti hanno spesso e volentieri contatto. Infatti poco dopo il 21 settembre 2005 Latte Italiano S.r.l. ricevette l'ispezione dell' Agenzia delle Entrate, cosa che rallentò l'operatività e il trasferimento nella sede operativa di Legnago (VR), che avvenne nel novembre del 2005, dopo 3 mesi di Agenzia delle Entrate. Le verifiche proseguirono poi per 18 mesi. Tutta la verifica portò ad un’“equa” sanzione di 1.400.000 €, trattata poi a 65.000 €. Ma intanto l'obiettivo era raggiunto: blocco dei rimborsi I.V.A. per due anni e mezzo. (Il rimborso iva per l'anno 2003 su cui si indagava avverrà soltanto nel 2007). Correva l'anno 2006... Nel corso del 2006 la terminazione dello stabilimento continuava a essere posticipata, prima a primavera 2006, poi a settembre 2006, poi a primavera 2007. Questo perché a fine 2005, dopo un incontro in Regione Veneto fra il direttore commerciale Martini Alessio (membro del C.d.A. di Latte Italiano e socio della stessa), il direttore di produzione e dell'allora direttore dell' A.S.L. di Legnago (VR), scaturì che, per avere le autorizzazioni a produrre e a stoccare latte (bollino CE), si sarebbe dovuto ampliare lo stabile esistente e costruire un impianto di depurazione, che, a detta del dirigente dell' A.S.L., al momento dell'acquisto dello stabile sembrava non servire. Le spese comportate da questo inaspettato ampliamento comprendevano: ampliamento dello stabile con pannellature interne e pavimenti, costruzione impianto depurazione, spostamenti di pareti interne già esistenti, realizzazione servizi igienici e spogliatoi, inserimento nuovi macchinari di confezionamento e inscatolatrici, porte automatiche per l'igiene, nuove fognature perché le vecchie scaricavano in fognatura senza depurazione dei reflui oltre che per danni ingenti della precedente tubatura causata dalla gestione precedente dello stabile. Nell' 2006 fu approvato dal consiglio di amministrazione e dall'assemblea dei soci l'acquisto dello stabilimento di Casaloldo (MN), per rendere indipendente Latte Italiano s.r.l. dal conto lavoro del Grana Padano, che non pochi problemi e cause legali aveva causato, sia con alcuni caseifici sia con il consorzio di Tutela del Grana Padano. La messa in funzione dello stabilimento avvenne nel settembre 2006. Nel contempo venivano continuamente forniti con approvazione del direttore commerciale Martini Alessio clienti insolventi, oppure si vendeva senza incassare i crediti. Ricordiamo (come aggravante) che direttore commerciale era socio della società, membro del C.d.A. di Latte Italiano S.r.l., e venne quindi sollevato dal suo ruolo commerciale per poi assumere un nuovo direttore commerciale, che era uno dei più dinamici agenti di commercio di Latte Italiano S.r.l., distintosi per le elevate vendite. Il 29 novembre 2006 fu distribuita “urbe et orbi” una lettera anonima infamante che prendeva di mira l'operato del Presidente, dei Consiglieri e dell'organico aziendale, nonché l'operatività approvata da soci e C.d.A. della stessa società. Tale lettera fu inviata agli istituti di credito, nonché a tutti i soci, mentre la società doveva essere finanziata per gli investimenti già approvati e realizzati (finanziamenti che non vennero poi approvati). A fine dicembre 2006 si tolse una grossa parte del conferimento di latte alla cooperativa fornitrice della Latte Italiano s.r.l. e una gran parte di chi aveva tolto il latte era anche socio della Latte Italiano S.r.l., due di questi in particolare erano componenti di quel C.d.A. di Latte Italiano S.r.l. (Martini Alessio e Concato Enrico), che aveva approvato gli investimenti. Tali investimenti erano stati approvati nell'arco degli anni dal 2004 al 2006, forti e sicuri del possibile ammortamento, grazie al fatto che i soci produttori mettevano a disposizione 1.200-1.300 quintali al giorno di latte da trasformare. Chiaro che senza finanziamenti da parte degli istituti di credito e senza latte da lavorare, con gli stabilimenti da pagare, il malcontento e le difficoltà finanziare cominciarono a serpeggiare. Nel mentre, il nuovo direttore commerciale e il direttore industriale si presentarono da uno dei consiglieri, per tentare di sovvertire l'assetto societario, favorendo clienti insolventi. La necessità di portare a termine lo stabilimento portò a soprassedere momentaneamente per quanto riguarda il direttore industriale, ma non sul direttore commerciale, che venne licenziato. Correva l'anno 2007... Dopo le azioni sopra citate, la società si trovava in quest'anno con un conferimento di latte di circa 400-450 q.li/giorno, che si abbassò ulteriormente a 300-350 q.li/giorno durante la primavera 2007 a causa della dipartita di alcuni soci, che andavano a unirsi a quelli non conferenti alla cooperativa da inizio 2007, che avevano nel frattempo formato un gruppo coeso nominato “dei soci dissidenti”, che non apertamente aveva dichiarato guerra alla società. Per ottenere un finanziamento e dare una garanzia ipotecaria ad una banca già promettente di un mutuo, che permettesse il pagamento dello stabile ampliato e costruito, nel 2006 si era acquisito dal comune di Legnago (VR) un terreno di 12.850 mq adiacente allo stabile di Latte Italiano S.r.l., con pagamento di circa 700.000 euro, senza anticipi bancari e ipoteche. Il terreno fu acquistato ma tale mutuo non fu concesso, perché su quel terreno libero da vincoli un socio non produttore di latte, e l'ex consigliere Merzari Roberto (che aveva approvato l'acquisto del terreno) avevano posto ipoteca giudiziale. Difficoltà economica? Ovvio. Però, nonostante tutto, il 29 marzo 2007 avvenne comunque la terminazione dello stabilimento e la messa in funzione e così la sua inaugurazione. Agli inizi di aprile 2007, quando la società stava trattando dei finanziamenti, già promessi da tempo dagli istituti bancari veronesi a fronte di montagne di documentazioni richieste, arrivò la distribuzione “urbi et orbi” di una seconda lettera anonima infamante, presumibilmente riconducibile alla prima e ai soci dissidenti. Ovviamente i finanziamenti saltarono. Poco dopo il direttore industriale venne licenziato, in memoria del presunto tentativo di sovversione perpetrato nel 2006, e venne denunciato penalmente dal socio che fu allora visitato (con testimoni oculari). Non fidandosi dell' agenzia delle entrate, sempre poco dopo l'inaugurazione (in particolare il 29 maggio 2007), la guardia di finanza attuò una “verifica fiscale” con irruzione plateale e in grande stile (trenta agenti in totale) nella sede legale, nella sede amministrativa e nella sedi produttive della società, nonché vennero effettuate ispezioni “mirate” nelle abitazioni del Presidente e del Direttore Amministrativo. La Guardia di Finanza rimase nella sede operativa dal 29 maggio 2007 a fine novembre 2007, con verbale di conclusione dei lavori, che riscontrava NULLA DI PENALMENTE PERSEGUIBILE. Il giorno 11 giugno 2007, la Cassa di Risparmio di Parma e Piacenza S.p.A. protestò un assegno a Latte Italiano s.r.l., iscrivendola ufficialmente nei Bollettini Ufficiali dei Protesti. A seguito di questa segnalazione vennero revocati tutti gli affidamenti sino ad allora concessi, con piani di rientro: veniva cosi a mancare la disponibilità economica per procedere nello sviluppo, anzi si iniziò a lavorare ”per pagare le banche”. Tale segnalazione fu oggetto di contenzioso fra Latte Italiano S.r.l. e Cariparma, e il Tribunale di Parma DICHIARÒ ILLEGITTIMA LA LEVATA DEL PROTESTO DA PARTE DELLA CASSA DI RISPARMIO DI PARMA E PIACENZA S.P.A. E ORDINÒ LA CONSEGUENTE CANCELLAZIONE DEI BOLLETTINI UFFICIALI DEI PROTESTI E DAL REGISTRO INFORMATICO DEI PROTESTI. Nonostante questa sentenza positiva, depositata il 12 novembre 2007, NESSUN ISTITUTO DI CREDITO HA PIÙ VOLUTO FINANZIARE LATTE ITALIANO S.R.L., anzi gli istituti di credito proseguirono con i piani di rientro. Il giorno 22 dicembre 2007, i soci dissidenti, non ancora del tutto soddisfatti del loro encomiabile ardore di combattenti, presentarono denuncia penale contro il consiglio di amministrazione di Latte Italiano per falso in bilancio, appropriazione indebita e estorsione. Note positive erano che, finalmente, la società aveva trovato un direttore commerciale che si poteva definire tale, gli stabilimenti di Legnago (VR) e Casaloldo (MN) erano produttivi con le autorizzazioni sanitarie necessarie, grazie anche all'apporto di persone competenti e l'apporto finanziario dei soci coerenti e fedeli alla società sino dal 2003. Teniamo a sottolineare che la società era a CAPITALE PRIVATO e non ha richiesto e non ha goduto DI NESSUN INTERVENTO PUBBLICO. Correva l'anno 2008 ... Il 26 Febbraio 2008, a seguito della denuncia penale esposta dai soci di minoranza dissidenti il 22 dicembre 2007, con una tempestiva azione, non nota alla giustizia Italiana, la Procura Penale di Verona, per ordine del P.M. Marco Zenatelli attuò il sequestro del 50% delle quote della società bloccando qualsiasi tipo di delibera societaria. Immediatamente il Consiglio di Amministrazione attraverso il proprio Avvocato, richiese al P.M., dopo aver attuato anche il ri-esame della situazione, la nomina di un custode che potesse dare operatività alla vita societaria (bilanci, ecc.), richiesta fatta ben quattro volte. Dopo 40 giorni, a fronte di una semplice richiesta dei due soci denuncianti Concato e Martini, il P.M. nomina custode l'Avv. Marco Vidi. In questo frangente di tempo, con i soci dissidenti furono formulate proposte (ben cinque) e richiesti continui incontri, anche con convocazioni di assemblee societarie per tentare di trovare un accordo (anche con rinuncia parziale del credito), affinché la società potesse proseguire il suo lavoro senza i loro continui bastoni fra le ruote, ma essi rifiutarono continuamente, sempre attraverso il loro portavoce Avv. Graziano Dusi e senza mai proporre soluzione alternative. Quando sembrava fosse stato trovato uno spiraglio di trattativa e si stava trattando, in contemporanea alle trattative con i soci dissidenti, gli stessi, operando nell'ombra, presentarono istanza di fallimento della società e nello stesso tempo la stessa cosa fece il P.M. Zenatelli. Quale solerzia! A questa richiesta di fallimento il tribunale di Verona, nominò custode giudiziale della società il Dott. Roberto Maria Rubini, per verificarne l'andamento. Alla fine si era riuscito a ottenere che la maggior parte dei soci e fornitori di latte rinunciassero al credito ai fini del concordato preventivo, rinuncia realizzata prima in parte davanti al giudice, per circa € 5.000.000, e nel corso della settimana del fallimento, sino alla somma di € 9.780.000. Nonostante ciò fosse noto al Tribunale di Verona, il giorno 17 Luglio 2008, lo stesso decise di dichiarare il fallimento di Latte Italiano S.r.l., anche a fronte della rinuncia di € 9.780.000 sufficiente per portare la società in bonus in base al bilancio al 31/05/08, che presentava una perdita a seguito degli investimenti attuati sugli stabilimenti finalmente funzionanti e produttivi di Legnago (VR) e di Casaloldo (MN), quantificati in € 8.300.000. Confermiamo che nel bilancio al 18 luglio 2008, data del fallimento, la perdita era di 8.200.000 €, il tutto salvaguardando il capitale sociale di € 1.000.000. Le rinunce del credito non fecero neanche in tempo a essere depositate in tribunale perché UN GIORNO E UN ORA IN ANTICIPO SULLA DATA PREFISSATA IN TRIBUNALE PER LA CONSEGNA DELLE RINUNCE AL CREDITO, LA SOCIETÀ ERA GIA' STATA DICHIARATA FALLITA. Casualità!! Inoltre, dopo pochi giorni dal sentenziato fallimento, la denuncia penale che era stata sporta dai soci di Latte Italiano s.r.l. verso coloro che si riteneva avessero programmato un tentativo di sovversione dei vertici della società, ovvero l'ex direttore industriale e l'ex direttore commerciale, venne archiviata dai tribunali. MA NON FINISCE QUI... Ingiusto sarebbe omettere tutti i nomi di chi in Latte Italiano s.r.l. ha creduto, conferendo il proprio latte o per lo meno lo ha fatto sino a quando gli ha fatto comodo, perché nei grandi sogni si crede finché sono facili da raggiungere senza fatiche e sudori, e di fronte alle difficoltà è più comodo adagiarsi sulle spalle degli altri. Hanno preferito nascondersi dietro alle difficoltà economiche... nonostante la libertà di ognuno sia quella di fare i conti in tasca propria, ma allora cosa dovrebbe dire chi ha resistito sino alla fine? Cosa dovrebbe dire chi di difficoltà ne ha incontrate ben 31 nei mesi che sono trascorsi ed ha creduto in un sogno che fosse realtà per tutti? Da chi dovrebbe ora farsi fare i conti in tasca? Forse dai boia, dagli aguzzini o dai Giuda che se la sono filata nel biasimo degli altri, perché in fondo gli amici vanno sempre aiutati nel momento del bisogno? E ora se è possibile definirvi “responsabili” di quanto accaduto, vorreste farci credere di averci salvato da una grande catastrofe? Non contano solo i nomi scritti sui documenti dei tribunali, ma noi ricordiamo bene i nomi di chi “per vezzo” si è seduto vicino a noi, per nascondersi poi dietro i propri legali, dimenticando chi con loro aveva condiviso un sogno. La guerra inizia ora ed è qui che scendono in campo i guerrieri. I soci e conferenti di Latte Italiano, che hanno accompagnato e difeso la società fino all'inaspettata dichiarazione di fallimento, sono:
Più volte tutti loro si sono chiesti “Ma se tutte le aziende imprenditoriali Italiane, subissero trattamenti di inaudita dannosità, come è successo a Latte Italiano S.r.l., quante di esse riuscirebbero a sopravvivere?”. La nostra, un'ora prima del fallimento, avrebbe avuto le carte in regola per farlo, anche se trucidata perché i suoi soci fedeli sono dei fastidiosi soggetti per troppe persone. “L'Arena Di Verona” e “Il Giornale di Vicenza” hanno pubblicato articoli sulle indagini e sull'avvenuto fallimento della società, con nomi e cognomi; si è redatto un comunicato stampa a questi giornali, che non si sa se sarà pubblicato. Da qui inizia la nostra comunicazione le azioni per far emergere la verità. Comunicato stampa numero 1 (formato PDF) Questo era quanto inviato all'Arena, per avere il diritto di replica. In tutta risposta "L'Arena di Verona", ci ha concesso dello spazio, riadattando il tutto in dimensioni ridottissime, senza fare nomi e cognomi. L'articolo è apparso a pagina 17 del giornale, appena dopo i necrologi. Abbiamo quindi deciso di inviare al Direttore del giornale "L'Arena di Verona" il seguente commento sull'accaduto: Lettera al Direttore de "L'Arena di Verona" (formato PDF) Comunque sia, qualcuno si è interessato a quanto avevamo da dire a riguardo della vicenda "Latte Italiano S.r.l.". L'articolo è apparso su "Primo Giornale Est", un giornale gratuito distribuito porta a porta. Di questo siamo grati, anche perché abbiamo scoperto che qualcuno di coraggioso ancora esiste. Articolo "Primo Giornale Est" 16 Settembre 2008 Pagina 15 (formato PDF) Il giorno 22 settembre 2008, a seguito di denuncia querela fatta all' Avv. Vidi da alcuni soci (non dissidenti) di Latte Italiano S.r.l. è stato diramato il seguente comunicato stampa, che delinea quanto denunciato: Comunicato stampa numero 2 (formato PDF) Inoltre è stato presentato ricorso al fallimento, di cui si può leggere un estratto: Opposizione al fallimento Latte Italiano s.r.l.(formato PDF) Comunicato stampa del 24 Ottobre 2008 sul risultato del ricorso al fallimento Comunicato stampa numero 3 (formato PDF) Il giorno 4 novembre i soci e i conferenti di Latte Italiano s.r.l. hanno effettuato una pacifica "occupazione" degli stabilimenti di Legnago e Casaloldo. Comunicato stampa numero 4 (formato PDF) Articolo apparso sull’"L'arena di Verona" il 5 Novembre 2008 Articolo apparso sull’"L'arena di Verona" il 6 Novembre 2008 Dopo un mese di pacifico insediamento da parte dei soci e conferenti di Latte Italiano nei loro stabilimenti è stato diramato il seguente comunicato stampa: Comunicato stampa numero 5 (formato PDF) |
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